Beyoncé : 4

giugno 9, 2011 at 21:49 4 commenti

Non c’è bisogno di spiegare chi sia.

E questo è quanto. Questo è il succo del concept-non-concept del quarto album di Beyoncè, un artista finalmente slegata dal managment ormai stantio del padre e forse per la prima volta più libera di esprimersi.

Già dal primo singolo “Run the World (Girls)” si capisce che non vuole cavalcare l’onda del successo immediato, che non andrà a braccetto con il boom della Dance Eurotrash e ascoltando l’intero album si percepisce che non glie ne sbatte ‘na ciavatta.

Attenzione, ho usato il termine “ascoltare” non “sentire” e c’è una netta differenza.
La “gente” infatti è ormai abituata alla musica “Fast Food”, dall’ascolto facile che ricorda sempre qualcos’altro e da un icona pop di questo livello ci si aspetta sempre una hit immediata, che se non scala subito le classifiche allora è mediocre.

Non c’è niente in quest’album che non piaccia a Beyoncé, e non deve perforza piacere agli altri, l’ha già fatto per troppo tempo ed è ora di sperimentare, di rilassarsi, di creare qualcosa appositamente cucito per se, come artista e non solo come icona pop mondiale.
Countdown” ne è la prova: un pezzo per niente commerciale, quasi spaesante ai primi ascolti che invece arricchisce in linee melodiche e sorprese musicali quasi quanto “Rather Die Young“, che  potrebbe quasi definire un nuovo genere, la New Motown.

Legate tra di loro sulle montagne russe sonore dell’album non mancano i pezzi più intensi : “1+1” fa il verso ai classici di Prince, nasce e muore come evergreen al primo ascolto, risalta le sue potenzialità vocali (più sporche e sentite e con il tempo più simili all’interpretazione dei live). “I Miss U“, semplice, pulita, presente ma senza pretese , “I Care” la ballad più matura e interessante che la veste di un nuovo e ricercato stile a tratti ‘elettro-funky-ma-anche-no’ che ritroviamo in “Love On Top” e”Start Over” dove sembra esprimersi in un assolo di gospel.

Party” è la traccia riempitiva e banalotta che però nel pacchetto dà il suo piccolo contributo, anche se premo avanti…per rimanere divertito da ”End Of Time ai limiti della B-Side in pieno stile Beyoncé afrobeat, perfetta per l’apertura dei concerti e per riscaldare le folle delle sue drag queen.

Infine qualcosa per accontentare tutti : “Best Thing I Never Had“, la maionese sulle patatine fritte, classico pezzo pop melodico che spero tanto non si riduca inevitabilmente a singolo dandomi torto su tutto quello che ho scritto fin ora.

Ma qualcosa oltre al coraggio e alla forte personalità dell’album rimane, e lo grida forte in “I Was Here“, una pallottola sui tendini e sul cuore che non lascia indifferente neanche il più gelido dei culi freddi.

Si parla già di flop di vendite e su questo non c’è da discutere, i conti non tornano, ma come artista il salto di qualità è stato notevole, maturo e abbastanza irresponsabile da essere comunque un rivoluzionario punto vincente.

Ah io naturalmente sono di parte e non conto molto, ma questa è un altra storia…

8.5

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Miike Snow : Miike Snow

4 commenti Aggiungi il tuo

  • 1. Nicola  |  giugno 9, 2011 alle 21:49

    Bentornato Recendisco!!!

    Senti, sarai di parte, quello che te pare, fatto sta che io dopo aver letto questa recensione sono corso a sentirmi l’album… E so’ le 6:39. :)

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    • 2. Marco  |  giugno 9, 2011 alle 21:49

      Bentornato recensisco!! Quale momento migliore? Ho ascoltato l’album questa notte. Ho bisogno di un secondo ascolto, stavolta guidato da te. Un “sono di parte” di cui mi fido! :)
      Senza discutere sulla voce, ci sono un sacco di novità che la rendono finalmente diversa e qualitativamente sempre più sofisticata. L’assolo di chitarra e tutto quell’afro-elettronico (non sbuffare) o come meglio si possa scrivere, danno alla testa al primo ascolto. Brava!!!
      Ci voleva Queen B per riavere Queen R! :D

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  • 3. massimofava  |  giugno 9, 2011 alle 21:49

    ahsiahsia Queen R, c’ho messo un pò a capirla ma è splendida:))
    Grazie, cmq potete odiarla e detestarla quanto volete, non vi punirò per questo giuro…a me piacciono le cose trasversali quando ci vuole, e questa volta ci voleva…

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  • 4. Anonimo  |  giugno 14, 2011 alle 21:49

    [...] [...]

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