The Raveonettes : In and Out of Control
dicembre 30, 2009 at 21:49 1 commento
Aprite a fatica gli occhi e vi svegliate su un lurido divano, spettinati e vestiti come qualunque comparsa di Velvet Goldmind.
La casa è piena di sconosciuti “stravaganti” che dormono svaccati e ovunque su quel che rimane del pavimento.
Sono le prime ore del mattino, ti fa ancora male la testa e l’ultima cosa che ricordi è di aver usato le tue mutande come biglietto da visita. Qualcuno stà vomitando in un’altra stanza.
Canzone : “Bang!“

Rose Wagne e Sharin Foo sono un duo danese già molto apprezzato per il loro personale modo di mischiare stili diversi con una vena glam‘n’ roll invidiabile. ll loro ultimo lavoro In and Out of Control (uscito ad ottobre) fà da macchina del tempo tra i più distorti e pulp anni ’80 alle nenie più indie anni’50, il tutto legato con tematiche forti e spigolose affrontate in maniera naive e distaccata.
In alcune tracce sembrano i cugini emo dei Beach Boys, surfando allegramente tra le chitarre di “Bang!” il pezzo che più li rappresenta insieme a “Suicide“. Una dopo l’altra esplodono canzoni irresistibili e momenti esaltanti come il rif azzeccatissimo di chitarra in “Boys who rapes (should all be destroyed)” al secondo minuto e nel finale a sorpresa.
Far funzionare un pezzo che parla di violenza fisica senza cadere nel clichè o nella polemica e trovarsi a fischiettarlo è un operazione non solo più che riuscita, ma rara!
“Last dance” è forse il pezzo più commerciale ma perfetto per alleggerire l’album e per niente fuori luogo (mi ricorda i Wheatus): lo adoro.
“Wine” e “Oh, i buried you today” portano tutto su vecchie dinamiche da figli dei fiori fine anni ’60 con voce piena di riverberi e tempi altalenanti, “Breaking cars” è accattivante quanto basta per proseguire il percorso arrivando alla traccia più scomoda “Break Up girls!” : distorsioni, rumori e melodie ripetitive da riti vodoo. Non l’avevo capita all’inizio, ora non mi da più fastidio…forse perchè è sul serio un rito vodoo!?
Nonostante si siano un pò alleggeriti in quest’album giocando con sonorità più pop, i testi sul suicidio e la violenza mentale e fisica sono un pò il loro marchio di fabbrica per distinguersi nel mercato indie da tutti gli altri artisti che suonano con le unghie dei piedi e hanno una frangetta tagliata male. Indie poi è un parolone…
Un album pieno di potenziale e di canzoni importanti, un eredità culturale da avere più che da vedere live, purtroppo il loro punto debole, non rendono la stessa atmosfera del disco. The Ravonettes però sanno chi sono e stanno bene dove stanno, sono dei maestri di stile in un certo senso e Dio sa se ce n’è bisogno!
8-
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1.
CE | dicembre 31, 2009 alle 21:49
Live li ho visti per l’uscita dell’album precedente (in un postaccio!). E decisamente niente di che. Ma l’ultimo album e’ tutta un’altra storia, vero…
Indie e’ un parolone ma quanto ci piace